La crisi in Italia: redditi come nell’86. Anche se…

La recente inchiesta di Bankitalia sullo stato incessante di crisi economica in Italia ci riporta al 1986. Siamo come nell’86, stessi redditi con una vita che è cambiata e con un mondo diverso. Si, siamo come nell’86, parlo sotto l’aspetto economico. Ma… come eravamo nell’86? Com’ero nell’86, quando con l’economia non facevo i conti? Quando si parla di queste cose, quando si parla del passato, quando sopraggiungono i ricordi, si rischia di essere nostalgici e di incorrere in un vecchio adagio: tiempe belle ‘e ‘na vota! Proverò a non cadere in luoghi comuni, ma vorrei parlare dell’86, del mio 1986. Dodici anni e tanta voglia di fare. L’86 lo ricordo, lo ricordo e come. Era da poco passato l’anno di “Quelli della notte” e delle liti con mamma per vedere alle 23.10 un programma che ha fatto la storia della televisione. Papà già dormiva, faceva il muratore, era il periodo della costruzione di un parco residenziale a Cmare che portò un bel po’ di lavoro. Non ricordo se si trattava del  Nuovo tetto o del Parco azzurro, ma cosa importa io su quel cantiere il sabato accompagnavo mio padre che faceva un po’ di straordinario. Giocavo a pallone, costruivo con le chiancarelle, il martello da carpentiere, i chiodi e i cuscinetti che mi dava Serpetiello, lo scasso più famoso della città, le carrettelle. Papà si svegliava alle 6, sentivo l’odore del caffè, per trovarsi alle 7 a lavoro con la sua 127 blù. 127 con 5 marce, un lusso per l’epoca. Ricordo l’autoradio con la cassetta. Tutti lo lasciavano sotto il sediolino. Papà lo portavo sotto il braccio: era pesantissimo. Secondo me era un’arma impropria! Quelli della notte, Renzo Arbore e la sua band, che ricordi. Avevo un accordo con mamma, potevo vedere solo la prima mezz’ora del programma, poi a nanna, altrimenti il pullman delle 7.50 che mi portava a scuola sarebbe passato inesorabilmente accompagnato da botte da orbi! Era preciso il pullman e fare tre chilometri per andare a scuola era un po’ troppo. Avevamo un abbonamento mensile particolare, lo dava il comune a tutti gli studenti di periferia, una sorta di welfare d’altri tempi.  Più che di una tessera, abbonamento vero e proprio, si trattava di  un tagliando con su stampato il mese, sessantadue caselle due al giorno pei trentuno giorni che componevano il mese. Due caselle, due corse: andata e ritorno. Caselle che dovevano essere obliterate. Quando il controllore non riusciva con quella macchinetta d’acciaio a bucare il talloncino, perché più che pullman, erano dei veri e propri carri bestiame, era festa: potevamo andare in villa comunale nel pomeriggio anche per fare solo un giro. Di solito prendevamo il “Due nero” che dal quartiere arrivava alle Antiche terme per poi ritornare nel nostro amato rione. Quel giro durava 40 minuti ed era  bellissimo vedere la città, soprattutto durante i giorni che precedevano il Natale, dai finestrini di autobus di periferia. Per noi andare in centro significava andare in città, andare a Castellammare, come se il rione facesse parte di un’altra città. Era l’anno dei doppi turni. Erano trascorsi … appena… sei anni dal terremoto e le scuole erano ancora occupate! Quando facevo il turno di pomeriggio era una gioia, non solo perché le ore duravano 50 minuti, ma perché tornavo a casa con il buio con l’ebbrezza di rincasare tardi. Un modo per sentirsi uomo, per sentirsi grande. Subito i compiti, “’O Scritte”, aspettando “Quelli della notte”. In quella settimana di turno pomeridiano, potevo guardarlo tutto il programma, spegnevo io la tv, mi sentivo come quella canzone che nell’87, sigla di una trasmissione ideata e condotta da Arbore, con gli stessi protagonisti, che spopolerà nell’etere. Il programma era “Indietro tutta”, la canzone, la sigla, “La Vita è tutto un quiz”: tu nella vita comandi fino a quando hai stretto in mano il tuo telecomando. Aspettavo Renzo Arbore e la sua “Ma la notte no”, Nino Frassica e il suo Fra’ Antonino da Scasazza, Roberto d’Agostino ed il suo tormentone: l’edonismo reganiano,  per non parlare del grande Riccardo Pazzaglia. Era il “filosofo” del salotto di Renzo Arbore, il suo ruolo era quello di alzare il livello della trasmissione, ovviamente in chiave ironica. Teorizzava una cosa assurda, ma bella da sentire: il “brodo primordiale”. Il 1986 fu l’anno di Adesso tu di Ramazzotti e del Clarinetto sempre di Renzo Arbore, rispettivamente primo e secondo posto al Festival di Sanremo. Che bello il “Clarinetto”, un soul d’amore tra un clarinetto e una chitarrina: metti che ti presenti a una ragazza e dici suono bene il clarinetto metti che lei capisce tutta un’altra cosa e ti fa subito l’occhietto…per fare un po’ filu’ filu’ filu’ fila’… la cerco come la Titina questa bella chitarrina per far qualche swing, mentre il clarinetto sping cosi’ nasce un bel blues… Fino a quel momento avevo un’idea del sesso come di cosa zozza: e cose zuzzose lo chiamavamo. Fu una rivoluzione capii che era possibile parlare di sesso con il sorriso, senza alcun tabù, la mia prima vera lezione di educazione sessuale! Poi arrivò aprile, il suo dolce dormire. Ci svegliammo dal sonno il giorno dopo la liberazione: la nube quella di Cernobyl. Paura, sgomento, preoccupazione, ricordo che quando il prof. Coppola di educazione fisica, per fare un po’ di moto in una scuola senza palestra, in un vecchio convento, ci faceva correre in un piccolo giardino tra gli aranceti e il portone d’ingresso che dava sulla strada principale, provavo a non respirare. Correvo con una tuta blù con le strisce bianche e delle Mecap blù puzzolenti che mi aveva regalato mio zio. Erano usate, avevano più di 4 o 5 anni, erano vecchie ma mi piacevano un sacco.  Mecap una vita fuori al balcone… Bocca chiusa, correvo e provavo a stringere le narici per non far entrare aria. Era il mio modo per non essere contaminato: che stupido. Ricordo il divieto di mangiare insalata e di non bere il latte fresco. Latte: lo bevevo anche a pranzo. Era la mia bevanda preferita. Privarmi del latte fu il primo grande sacrificio di una vita… un po’ così. Poi arrivarono i mondiali, quelli del Messico, quelli delle grandi aspettative dopo la vittoria del mondiale dell’82.  C’era Maradona, il mio Maradona, quello che ci ha fatto sognare, quello che ci porterà a vincere il nostro primo scudetto nel 1987. C’era Maradona e la sua “Mano de Dios” che nei quarti di finale con l’Inghilterra portò l’Argentina a vincere poi i mondiali.  Chi mi conosce sa che sono bigamo da sempre, ho due amori: la Juve Stabia ed il Napoli. Il 1986 fu l’anno della C2 per le vespe. Fu l’anno di Marcello Prima, vincitore della classifica capocannonieri, con ben 21 goal divenendo così l’idolo di tutti i tifosi gialloblù. La mia Juve Stabia terminerà il campionato 1985-1986 girone D serie C2, al 13º posto. Ci  salveremo nelle fasi finali del torneo. Presidente della Repubblica era Francesco Cossiga. Non ho mai avuto un feeling con Cossiga e non solo per la vicenda Gladio, a quei tempi non potevo sapere. Il feeling non nacque perché il predente presidente era stato Sandro Pertini quello che resterà per sempre, il mio presidente. Il compagno Pertini, quello della finale del ‘82, quello dei calci in culo al Prefetto di Avellino dopo il sisma dell’80, Pertini un partigiano come presidente! Fu l’anno dell’assoluzione di Tortora. A casa mia non si parlava d’altro mio padre era stato vicino di casa del pentito che aveva accusato Tortora. Un liverese come lui, Pandico detto, a dire di mio padre, ‘ o Purpettone. Ricordo il pianto di liberazione di mio padre per l’assoluzione di un uomo, che a sua insaputa, era entrato a far parte della nostra famiglia. Il programma che lo aveva reso così familiare, Portobello, ha rappresentato  un memento topico per la mia infanzia. Tutta la famiglia riunita davanti alla tv per  guardare un pappagallo! Il 1986 è stato anche l’anno di Juve-Napoli 1 a 3. Quel giorno non lo dimenticherò mai. Non dimenticherò mai quella festa. Eravamo tutti intenti nel vicolo ad ascoltare la radio. Non c’era ancora Sky e le sue dirette. L’unico modo per conoscere i risultati era quello di ascoltare la radio. Primo tempo su Radio 1 e secondo tempo su Radio 2, o viceversa, non ricordo, sono trascorsi un bel po’ di anni! I nostri sogni si infransero al quinto minuto del secondo tempo con un bel goal di Laudrup. Uno a zero per la Juve poi una rimonta incredibile prima Ferrario, poi Giordano e al quarantacinquesimo Volpecina. Festeggiammo fino a notte fonda. Era il giorno del riscatto. Il 1986 fu anche l’anno di Madonna e della sua Papa don’t preach, dei Duran Duran e di Notorius, di Vai e di Nino D’Angelo che si affacciava a Sanremo, di Ivana Spagna e di Easy lady, di Samantha Fox e della sua Touch me. Samantha Fox, accompagnerà i miei sogni per un bel po’ di tempo! Il 1986 è stato l’anno del mio primo Videogames: l’Atari. Regalo di Zio Mimmo. Ricordo avevo una sola cassetta per poter giocare, costavano troppo: Pac Man. Scopo del gioco era sfuggire a fantasmini e mangiare pillole disseminate lungo un labirinto. Atari 2600, un aggeggio che oggi fa tenerezza, uno scatolone nero con pulsanti rossi, due joystick , c’erano delle striscette di legno che lo decoravano: che bello. Oggi potrebbe far parte di una galleria d’arte, di modernariato. Il 1986 fu anche l’anno di Mike Tyson un gigante che a soli vent’anni diventò campione del mondo dei pesi massimi: K.O. alla seconda ripresa. Insomma sarà anche vero che siamo come nel 1986 ma non si offenda Bankitalia, io nel 1986 ero più ricco e i soldi non c’entrano nulla!

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