Nel silenzio dei mass-media, due suore ruandesi, un’indiana, una keniota, con un prete indiano, sono stati barbaramente uccisi ad Aden.
Quasi un simbolo dell’universalità del Cristianesimo e della sua vitalità.
Martiri della Misericordia, formavano una comunità salesiana, in un contesto poverissimo, insanguinato da una guerra tribale, religiosa e geopolitica, che ha fatto più di diecimila morti e due milioni di profughi!
Ad Aden assistevano poveri, anziani, infermi, bambini, ragazzi che contavano solo su di loro e per loro stavano lavorando quando furono uccisi: indossavano il loro grembiule da lavoro…
Il grembiule, simbolo tanto caro all’indimenticabile don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta.
E’ in questi contesti che si svolge il prezioso lavoro dei Missionari e delle Missionarie che fanno riferimento a don Giovanni Bosco: lavorare al fianco dei più svantaggiati e bisognosi, non abbandonarli quando inizia un conflitto armato, se necessario proteggerli accogliendoli nelle proprie strutture!
Seguendo le parole di Papa Francesco nell’Anno della Misericordia “dobbiamo costruire ponti che uniscano e non muri che separino; dobbiamo sempre aiutare a trovare uno spiraglio per la mediazione e la riconciliazione”.
Altro che affondare barconi (come auspicato dai vari Salvini & Santochè), altro che “vengono in Italia a rubarci il lavoro e a mangiare a sbafo”…
C’è chi parla della necessità di un partito d’identità cristiana: io, invece, credo che occorrano solo azione dense di autentica solidarietà, sincera socialità, vera apertura!
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